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CHI SONO

Potrei riassumere la mia vita dicendo che sono stata una ‘sciamannata’ per buona parte di essa, dal momento che ho fatto molte esperienze, diverse tra loro e apparentemente inconclu­denti. E pur tuttavia, o forse proprio a causa di una sorta di vivacità incontrollata, posso anche dire che è stata ricca di stimoli, opportunità e sperimentazio­ne… e naturalmente di rischi.
Il mio nome è Germana Ponte, sono nata in un paesino rurale del Friuli da genitori contadini dotati di un grande impulso verso il cambiamento e l’evoluzione. Nel loro caso si trattava di uscire dalla miseria in cerca della prosperità materiale. Infatti, emigrarono in Venezuela e vi rimasero per alcuni anni, naturalmente mi portarono con loro. Mio padre aveva anche un'altra grande spinta: uscire dall’ignoranza e acqui­sire cultura, anche se da autodidatta. Credo di dovere a lui la mia passione per i viaggi e per la conoscenza, anche se fin dall’adolescenza la mia ricerca è andata an­che in un’altra direzione: la spiritualità.
Verso i sedici anni ho avuto una crisi mistica che mi ha portato a vivere più profonda­mente la religione dei miei padri, il Cattolicesimo. Questa fase è durata circa fino ai vent’anni, quando gli impulsi sessuali e sociali hanno avuto la meglio. Sentivo confusamente ma prepotentemente che c’era altro d’importante da scoprire e speri­mentare in questa vita.     
All’età di ventidue anni mi sono iscritta all’Università di Sociologia a Trento. Era il 1968, il periodo della rivoluzione culturale, politica, sessuale e quant’al­tro… Praticamente era come passare dall’acqua santa al diavolo, parafrasando il detto popolare al contrario. Quelli sono stati anni straordinari per buona parte dei giovani del mondo. Per me è stato come spiccare un salto quantico dopo l’altro e scoprire la politica, il femminismo, il sesso libero, gli spinelli, ma anche la psi­cologia, una cultura aperta, una visione internazionale… La società del Primo Mondo è cambiata molto grazie a quel movimento culturale, molti vecchi paradigmi obsoleti sono stati spazzati via per fare posto al nuovo. Tuttavia, dopo tutto quel rompere schemi e paradigmi, senza avere la capacità e la possibilità di costruire veramente qualcosa di nuovo, noi giovani rivoluzionari alla fine del Sessantotto eravamo un bel po’ confusi e dissociati.
Io personalmente ho affrontato questa crisi rifugiandomi di nuovo nel misticismo, questa volta di tipo orientale, e questo mi ha consentito di riprendermi e rimettere insieme me stessa. Era il tempo in cui i guru orientali e la me­ditazione stavano invadendo l’Occidente. Sono entrata in un Ashram, comunità in cui si medita e si fa vita monastica senza il carattere rigido e dura­turo dei conventi cristiani. Ci sono rimasta per dieci anni. Ho imparato a meditare e cominciato a sperimentare pian piano uno Stato dell’Essere altro  dalla mia persona. Di questo devo ringraziare di cuore il mio Maestro Prem Pal Singh Rawat. Anche se poi ho dovuto faticare non poco per liberarmi di un effetto collaterale: la dipendenza dal Maestro spirituale.
Era nuovamente tempo per me di un po’ di vita mondana, ma riciclarsi sul piano lavorativo non era facile. Avevo oramai quarant’anni e avevo buttato una laurea in Sociolo­gia nel cestino. Però sono sempre stata intraprendente ed elastica nell’arte di so­pravvivere. Dapprima ho fatto l’accompagnatrice turistica, portando in giro per il mondo gruppi di italiani e in giro per l’Italia gruppi di americani. Questa fase durata altri otto anni mi ha permesso di vedere alcuni dei più bei luoghi del Pianeta, e alcune delle più grandi creazioni dell’uomo attraverso i millenni, nonché di incontrare altri esseri umani di etnie, culture e religioni diverse dalla mia, allargando ulteriormente i miei orizzonti. Un’amica sciamana ha affermato che in quella fase sono andata in giro per il mondo a raccogliere pezzetti di me. Non so bene cosa voglia dire, ma mi risuona e mi piace molto.
Poi, anche il periodo dei viaggi è finito, a causa della prima guerra del Golfo che ha fermato il turismo per un po’; inoltre oramai andavo per i cinquanta e non mi sentivo più in grado di reggere una vita così faticosa. Altro riciclo lavorativo, questa volta nell’housekeeping gra­zie alla mia conoscenza dell’inglese e alle mie capacità organizzative, prima in un ho­tel a 4 stelle e poi in uno a 5 stelle super lusso. Un lavoro ben pagato e sicuro, ma in cui mi sentivo profondamente infelice a causa dell’ambiente che definirei piuttosto povero di spirito. Qualcosa mi spingeva ancora una volta a cercare altro. E così mi sono iscritta a un corso per Counselor, professione ancora poco conosciuta in Italia ma molto presente in Gran Bretagna e Stati Uniti d’America.
Alla bell’età di cinquantacinque anni mi sentivo molto insoddisfatta e mi chiedevo spesso: “che ne ho fatto della mia vita?”. La risposta non mi piaceva, avevo la sensazione di aver commesso un sacco d’errori, di aver fatto molte scelte sbagliate e preso direzioni che non portavano a nulla. Ed è allora che è comparso il Focusing, ed è stato amore a prima vista! Prima di tutto mi riusciva facile, ed era veramente utile a me per pri­ma. Poi, vedendo lavorare la mia mentore Ann Weiser, ho sentito chiaramente che ciò che volevo fare era insegnare il Focusing alle persone. Quando ho cominciato a farlo professionalmente ho compreso che tutte quelle strane e apparentemente strampalate esperienze che avevo accumulato nella mia vita in realtà avevano senso, non solo, ora tornavano utili per la mia nuova professione. In particolare, l’esperienza interiore che ho ricevuto grazie alla meditazione mi permette di riconoscere quando i miei allievi sperimentano uno Stato dell’Essere profondo, e mi consente di aiutarli a diventarne consapevoli e a non averne timore. Tutto questo è di fondamentale importanza dal momento che la nostra ‘Essenza’, col suo amore incondizionato, è il vero Guaritore di tutte le nostre ferite e storture, oltre ad essere la fonte di tutto ciò che esiste.
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